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Un po' di saggi, consigliati

Tre saggi che sono molto piaciuti alla redazione.


Ece Temelkuran


Capita, lanciando un’occhiata distratta alla libreria di casa, di vedere in un angoletto dimenticato – complice la trasandatezza di un periodo difficile o, più semplicemente, una pessima memoria – un libro che tocca certi nervi scoperti, che sembra fornire così chiaramente la spiegazione di meccanismi che fatichiamo a capire. O almeno è capitato a me, con un bellissimo saggio di Ece Temelkuran. Un po’ perché mancano due settimane al voto, un po’ perché la contigenza risveglia un pessimismo che é difficile stabilire quanto dipenda da una constatazione dei fatti e quanto invece da una percezione sempre più pressante, ma soprattutto perché la Turchia non é più la stessa del 1999, dato che nel tempo alcune constituency hanno prevalso su altre e alcuni tratti culturali hanno indirizzato la vita politica del paese verso un futuro meno tollerante, tanto da costringere Telmekuran all'esilio e, nell’esilio, al racconto di vicende private e tragedie collettive, della deriva illiberale di un paese che pure si era dato istituzioni e prassi democratiche. Ecco, francamente spero che non abbiate nulla del genere in casa, perché nuoce alla salute, ma se dovesse capitare anche a voi, restano sempre scongiuri e valigie (come extrema ratio, si capisce) - Alessandro Bongiolo.


Livio Santoro


A Port’Alba, in un vicolo di Napoli, ci sono tantissime librerie dirimpettaie, strette e lunghe, così vicine tra loro da creare un corridoio di libri che vale la pena seguire passo dopo passo, dato che si trova davvero di tutto. Ecco, su uno di quegli scaffali esterni, all’imbocco del vicolo, qualche anno fa mi è capitato a tiro un libro che ho riletto di recente: Una fenomenologia dell’assenza. Studio su Borges di Livio Santoro. Uno può chiedersi (giustamente) per quale ragione leggere l’ennesimo libro su Borges: c’è già una galassia di articoli e monografie, interventi su interventi, senza che la radio cambi mai frequenza. E l'ho pensato anch'io, subito dopo aver pescato nel mucchietto in strada questo piccolo gioiello, salvo che, sfogliandolo, ho scoperto una lettura insolita e fortunata: la prospettiva che dà Santoro rovescia tutta una serie di luoghi comuni critici su Borges e si focalizza su un unico punto: il significato del soggetto come assenza – dalla natura dello scrittore nei testi di Borges al linguaggio riutilizzato, scritto e riscritto, come se fosse un generatore di coordinate improbabili. Poi deve piacervi pure un po’ di filosofia, perché da quella fonte Santoro attinge a piene mani – con tutto il pacchetto di esistenzialismi di heidggriana memoria, ma anche con un loro netto superamento (in meglio, per fortuna) - Giorgia Zoino.


Marco Campione Liberare la scuola


Sulla scuola è facile litigare. Un po’ perché l’idea che uno ha di cosa dovrebbe essere la scuola dipende in gran parte dall’idea che ha degli esseri umani, e di come dovrebbero diventare tali, e un po’ perché è una cosa che riguarda grosso modo tutti, e su cui tutti in astratto possono avere delle cose sensate da dire (genitori, insegnanti, studenti, amministratori, bidelli). Mentre non è affatto detto – e di solito accade il contrario – che tutti abbiano delle cose interessanti o centrate da dire a proposito delle politiche scolastiche. Anzi, farlo davvero bene è complicato, perché serve possedere un set di competenze che di solito si trovano disperse, cioè bisognerebbe sapere come funziona la scuola, averci passato dentro qualche anno, bisognerebbe conoscere la macchina statale, e quindi aver lavorato, diciamo, nel ministero, e bisognerebbe anche aver passato un po’ di tempo con i ragazzi (magari fuori dalla scuola, che è importante). Anche per questo Liberare la scuola, edito nel 2020 da «Il Mulino» a cura di Marco Campione ed Emanuele Contu, è un libro molto riuscito: perché riesce a riunire quel set di esperienze e competenze - Enrico Zappatore.

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