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Un po' di podcast, consigliati

Per l'ultima puntata di questa rubrica estiva la redazione consiglia sei podcast (alcuni più amari di altri).

di Dona da Pexels.


Matteo Bordone, Giulia Balducci, Stefano Vizio e Luca Misculin


Se già L’Ineluttabile Podcast del Post su Sanremo era un esperimento godibile e riuscitissimo, con Il Prevedibile Podcast del Post sull’Eurovision Bordone, Misculin, Vizio e Balducci sono addirittura riusciti a superarsi. Il titolo, deliziosamente logorroico, prelude a una serie di trovate comiche che catalizzano persino l’attenzione dell’ascoltatore più snob, quello che “Io l’Eurovision mica lo guardo: è robaccia”. Il grande merito del podcast (e dei suoi autori) è di riuscire a commentare il festival senza alcun complesso di superiorità verso il kitsch, e soprattutto senza sentire il bisogno di avanzare patetiche giustificazioni. Anzi, quello che succede sul palco (e prima) diventa il pretesto per arricchire la descrizione dell’Eurovision con nuovi tipi antropologici spassosissimi: il “maschio ferito”, il concorrente “ballante”, “l’altopassero” o il pezzo “etnicata”, solo per citare alcuni esempi. Questa capacità di giocare con le categorie cresce episodio dopo episodio e crea un sistema di riferimenti e cliché che diventa il linguaggio di una comicità molto originale, capace di coinvolgere l’abbigliamento dei concorrenti, la città ospitante e soprattutto la musica, che è oggetto di un continuo gioco di parallelismi, anche crudeli, anche spietati, ma ogni volta sempre più azzeccati - Alessandro Bongiolo.


Luca Bizzarri


Magari è solo una mia impressione, ma questa campagna elettorale somiglia sempre più a una brutta versione della Notte del Giudizio – avete presente quella saga cinematografica dove per una notte ci si ammazza a vicenda e il mattino dopo si torna a essere amici come prima? Ecco. Questa volta però devono aver affidato l’incarico ai Monthy Phyton, non a uno shooter hollywoodiano qualsiasi, e il risultato – per quanto uno possa apprezzare la commedia demenziale inglese – è che si rischia di perdere la testa. L’unica soluzione sarebbe risvegliarsi direttamente il 26 mattina, a dati acquisiti e scrutatori in branda; ma, dato che ancora non si può entrare e uscire volontariamente da un coma, ascoltare Non hanno un amico, un podcast esilarante – scritto benissimo e interpretato ancora meglio da Luca Bizzarri – è un'ottima alternativa. Anche per passare cinque minuti riposanti e spassosissimi, per ridere della bêtise e degli eccessi di una campagna elettorale in cui pare che i politici stiano facendo di tutto per anticipare e intercettare ogni occasione per fare ironia (che poi è un modo molto subdolo – anche se quasi mai riuscito – per anticipare la satira e prevenire le critiche) - Alessandro Bongiolo.


Francesca Mannocchi


Francesca Mannocchi possiede una qualità rara tra i giornalisti italiani: sa raccontare, con una delicatezza disarmante e una grande discrezione, gli effetti che la politica può avere sulla vita delle persone – due esempi: il modo in cui Mannocchi ha raccontato e racconta il Nord Africa e il Medioriente. Una qualità che di questi tempi si apprezza particolarmente, e che desta ancora più ammirazione quando si leggono i racconti delle tragedie private, delle vicende di molti cittadini ucraini, o quando si ascolta Voci da Beirut, un reportage sul campo che spiega cosa è successo due anni dopo l’incendio che ha causato duecento morti e le drammatiche conseguenze politiche che si sono susseguite negli anni: inflazione, mancanza di medicine ed elettricità. Ma in Voci da Beirut c'è una cosa molto più preziosa, ossia le voci, raccolte senza compromessi o filtri, che raccontano lo sfacelo e il dolore di una città e un popoli abbandonati a se stessi - Giorgia Zoino.


Stefano Feltri


Se vi interessa restare sempre aggiornati sull’attualità, la politica, l’economia, la tecnologia o gli affari internazionali, dovreste ascoltare Appunti - il mondo di Domani. Un po' perché è fatto da Stefano Feltri, che è uno di quelli bravi, un po' perché Domani è uno dei due o tre quotidiani che vale ancora la pena leggere, e un po' perché il podcast fornisce una serie di pillole-del-giorno tutt'altro che semplicistiche su temi importanti, discussi con esperti e ricercatori – nella puntata settantadue, per esempio, si parla della guerra in Ucraina con Filippo Andreatta (docente di relazioni internazionali all’Università di Bologna). Il tutto in poco più di mezz'ora, cioè un tempo più che ragionevole - Giorgia Zoino.


Lorenzo Pregliasco


Manca qualche giorno a delle elezioni che nessuno si aspettava, di cui moltissimi danno l’esito per scontato e la cui campagna elettorale è stata, fino a questo punto, un esempio perfetto di vergüenza ajena (o di cringe, se preferite). E si capisce che già questa è un’ottima ragione per lavarsene le mani, perché finché la cosa si limita a Berlusconi che si appella alla figa uno ci scherza, ci ride anche sopra, ma Salvini che ricorda commosso disavventure brufolose e un po’ umidicce di estate passate (in stile Diario di una schiappa) no, è troppo anche per noi italiani resilienti e immuni a qualunque genere di idiozia, di retorica, di mitomania fallica. Salvo che lavarsene le mani significa lasciar decidere anche chi vota le citofonate o gli elenchi salviniani, chi ha passato l’ultimo mese ad ascoltare adorante in loop il “graduidamende” di Conte, le tifoserie pro o contro Matteo Stregatto Renzi. Dunque que faire? Intanto, ascoltare Elezioni straordinarie di Lorenzo Pregliasco, che mi pare parta da una ragionevolissima rassegnazione: se è tra queste opzioni che dobbiamo scegliere, almeno facciamolo sapendo con chi e cosa abbiamo a che fare, che strumenti posiamo adoperare per orientarci, per capire soprattutto chi non votare - Enrico Zappatore.


Walter Siti


Walter Siti ha fatto un podcast. Su Pasolini. Che vuol dire: lasciate perdere questa lista, prendete in mano il telefono, aprite la piattaforma audio che usate per ascoltare podcast e iniziate. Non è una parola che andrebbe usata spesso, ma è quella giusta: è un podcast commovente. Siti non è solo il critico a cui dobbiamo le pagine più belle e ricche di intelligenza su Pasolini, è anche uno scrittore (a nostro avviso, il più bravo in vita) che a Pasolini guarda spesso, a volte da una certa distanza, a volte quasi con invidia e a volte, ci pare, con rabbia e ammirazione. Ecco, se volete sapere cosa Siti pensa di Pasolini come intellettuale, come scrittore, come poeta, andate a leggere le cose che ha scritto (il Meridiano può essere un buon inizio, ma sono belle tutte); se invece volete sapere cosa prova per l’uomo, ascoltate il podcast. Ovviamente, il consiglio è di fare entrambe le cose (e anche di corsa) - Enrico Zappatore.


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