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Un po' di film di Hayao Miyazaki, consigliati

Tre imperdibili film d'animazione di Hayao Miyazaki, consigliati dalla redazione di Qwerty.



No so dire con precisione quante volte ho visto La città incantata di Hayao Miyazaki, ma so che l’ammirazione non è mai scemata. E per una buona ragione: i film di Miyazaki (e questo film in particolare) sono dei prodotti d’animazione che valicano continuamente i limiti dalla loro categoria. Per esempio, tutti i colori che agiscono sui personaggi del regista giapponese raccontano una storia che superficialmente può sembrare solo ben integrata nella linea narrativa, con una saturazione cromatica quasi perfetta, ma che colpisce proprio nella sua semplicità, nella sua attinenza con la psicologia dei personaggi. E però la bellezza della Città Incantata dipende soprattutto da questo: dalla capacità di Miyazaki di mostrare le paure della piccola Chihiro, e di far capire che proprio quelle paure sono un trampolino di lancio per agire e capire attraverso l’esperienza, che nonostante le difficoltà si può sempre trovare una soluzione. In questo senso la piena comprensione delle narrazioni di Chihiro è legata anche a un momento di crescita e di confronto con se stessa e con gli altri: le sue avventure sono l’esito di una ricerca inconcludente, che suggerisce che la normalità – la vita che crediamo normale – dipende da un gioco di specchi fallibili - Giorgia Zoino.



Per quanto riguarda il contenuto, Principessa Mononoke è un film difficile da vedere oggi, e cioè in un momento in cui la crisi climatica può innescare – se non lo ha già fatto – una crisi ecologica che comprometterà il futuro di moltissimi esseri viventi. Non perché Miyazaki punti il dito o cerchi di attribuire la colpa (anzi, è così intelligente da non cedere mai a questa tentazione, perché sa che il male fatto dipende da ideali, tradizioni e consuetudini di vita radicalissime, e insomma che le cose non sono mai semplici) ma piuttosto perché crea un mito capace di rappresentare la perdita di un equilibrio fondamentale per la sopravvivenza e il futuro degli esseri umani e del mondo. Un po’ lo fa attingendo dal folklore e dalla storia, cercando di raccontare un Giappone che già altre volte ha dovuto ripensare il proprio rapporto con la natura, e un po’ cercando una mediazione, un compromesso con una Vita che sembra porre troppo veti, troppo limiti, vincolando l’uomo a delle condizione dure da accettare. Quanto alla tecnica, c’è forse più computer grafica di quanta uno vorrebbe vederne in un film di Miyazaki e in una produzione di Studio Ghibli, ma poco male: è una cosa che ci si perdona dopo i primi dieci minuti - Enrico Zappatore.



Miyazaki ha un grandissimo pregio: non si affida mai ai cliché, gira e sceneggia i propri film in modo tale che l'innamoramento di una giovane cappellaia e un mago diventi l'occasione per parlare di moltissime altre cose. Il Castello Errante di Howl ne è un esempio grandioso e infatti, riesce a mostrare gli effetti dell'invidia, della fregola per la potenza e le conseguenze di queste tendenze umane. Ma lo fa con grazia e così, con una grande panoramica aerea ritrae città distrutte e carcasse di velivoli futuristici, non serve altro, al resto ci pensano le storie di personaggi sfaccettati, perfettamente ispirati dallo stesso Miyazaki. Questa grande capacità di caratterizzazione e scrittura dei personaggi e delle vicende gli consente di creare una narrazione solida, che non lascia spazi per la facile retorica che spesso accompagna la prospettiva di chi è dalla parte dei “giusti” – tipica di molta animazione, soprattutto quella più sciatta. In questo, il film riesce benissimo – nonostante sia forse uno dei suoi più “occidentali” – non dà mai spazio alla tentazione manichea di cancellare ogni sfumatura tra beniamini e antagonisti - Alessandro Bongiolo.

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