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Un po' di cose da vedere (e una con cui giocare), consigliate

Un gioco e tre cose da vedere molto belle, consigliate dalla redazione.

Di Aleks Dorohovich da Flickr


Hidetaka Miyazaki

Data la recente uscita di Helden Ring ci sembrava doveroso invitarvi (da leggere: intimarvi) a recuperare Bloodborne. I videogiochi di Miyazaki sono dei veri e propri gioielli per chi li colleziona ma anche, e soprattutto, per chi ci gioca. Certo, uno di quei gioielli maledetti che attraggono e respingono - forse, in questo caso, un po’ più la prima dato che uno si trova puntualmente a fare i conti con un mucchio di rompicapi di gameplay che Miyazaki dissemina a Yharnam. Eppure è così che la generosità di Miyazaki permette ai videogiocatori di costruire la propria esperienza attraverso una narrazione “a geometria variabile” che evolve man mano che si prende confidenza con le follie e il genio di un level design centripeto. Tutto ciò in un’ambientazione tra Bava e Burton, degna di una Londra vittoriana da cui i puritani non se ne sono mai andati, in cui si ripercorrono gli eventi che hanno portato alla rovina un mondo immaginario, si plasma a propria immagine e somiglianza un cacciatore di belve, ma soprattutto si gode del piacere un po’ perverso di dare e ricevere un sacco di mazzate (coreografate benissimo) - Alessandro Bongiolo.


Evan Puschak The Nerdwriter


The Nerdwriter è un canale YouTube di Evan Puschak – che scrive, monta e produce due video-saggi di 5-10 minuti al mese su un mucchio di cose diverse. Negli Stati Uniti ha avuto un gran successo e Puschak l’ha fatto diventare il suo lavoro, ma a dire il vero se la cavava piuttosto bene anche prima – ha lavorato per MSBC e Discovery Channel. I video migliori, mi pare, sono quelli in cui Puschak spiega come attori, cantanti o stand-up comedian fanno le cose. Per esempio questo, sulla capacità di Lamar di lavorare quasi con chiunque, o questo, su un James Gandolfini al di là di se stesso ne I Soprano, o ancora questo, sui tempi comici e la scrittura magnifica di C. K. Louis. Ultima cosa: Puschak si arrangia, fa tutto da solo. Ed è bravissimo - Enrico Zappatore.


Harry Bradbeer


Fleabag è una serie britannica drammatica, ironica, eccessiva. Si potrebbero elencare moltissimi altri aggettivi – no, niente trama, per carità – ma credo valga la pena concentrarsi su un paio di questi: cinica e imperfetta. Fleabag infatti, giovane donna londinese, è tutte e due le cose insieme: non ha un nome, né si sente qualcuno pronunciarlo o si ha la sensazione che lei voglia averne uno; e il rapporto con il padre sembra quello tra un cassiere del supermercato e un consumatore. Talvolta, però, ci si intende. Per il resto la serie va avanti con Fleabag che sembra rompere lo schermo e parlare direttamente allo spettatore, come se volesse avere il controllo degli eventi. Ma è un controllo effimero, quasi non esiste: gli eventi sono subiti, taciuti e rivelati solo dal tempo. D'altronde, è quest'imperfezione a rendere la serie tanto autentica quanto insopportabile - di Giorgia Zoino.


Lin-Manuel Miranda e Jonathan Larson


Un musical candidato agli Oscar che parla di determinazione e disperazione, ma per fortuna non è La La Land o una sua copia. Toni bilanciati anche quando aggressivi, quelli della pellicola di Lin- Manuel Miranda basata sullo spettacolo scritto da Jonathan Larson, drammaturgo scomparso prematuramente e il cui culto è cresciuto negli anni. Fulcro dell’opera, la vita dello stesso, a formare un biopic dalla qualità accostabile a quella di The Social Network: narrazione avvincente, personaggi indagati tramite i propri rapporti con l’esterno ma soprattutto con se stessi e le proprie fissazioni, dialoghi che reggono. E quel tick sotto a tutte le decisioni importanti, i momenti di stallo, a condurci verso un finale che se non è glorioso, se non altro è reale - Valentina Farinon.






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