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Quattro chiacchiere sull'essere madri in carcere

Lunedì 20 giugno con Paola Cisternas Navarro e Manuela Mascolo chiacchieriamo di genitorialità e detenzione, live su YouTube.


Parlare del rapporto tra genitorialità e carcere apre inevitabilmente a questioni più complesse, che non riguardano solo gli effetti della pena sul diritto all’affettività. Cosa succede alle madri detenute? Quali sono le conseguenze penali e psicologiche sui figli? E le reazioni della politica? La questione è stata rilanciata il 17 febbraio 2022 dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia durante un’audizione parlamentare in Commissione Infanzia – il discorso lo potete trovare qui. La ministra ha insistito, in particolare, sugli effetti che produce la condanna alla detenzione di una madre: la separazione dal figlio, o peggio la restrizione del figlio insieme alla madre; la difficoltà di mantenere un rapporto affettivo; l’impossibilità di partecipare alle scelte educative; l’effetto che producono le visite sui figli (il modo in cui il genitore viene visto e percepito durante queste visite); i problemi dei bambini che in carcere crescono, e che non imparano a dire “mamma” ma “apri”. E però, dai problemi strutturali e patologici citati dalla Cartabia, si arriva a casi estremi e gravissimi: detenute che sono state private della responsabilità genitoriale; ingressi in carcere di donne in gravidanza, spesso anche a rischio; parti senza alcuna assistenza medica; bambini morti in una cella, a causa di un sistema penitenziario ingiusto e violento, a causa di un’amministrazione e di una classe politica inefficienti che troppo spesso non sono chiamate a rispondere delle proprie responsabilità. Se si dà un occhio alle statistiche – i dati sono del 31 maggio 2022 – le detenute madri presenti negli istituti penitenziari italiani sono 17 – 5 italiane e 12 straniere – con un totale di 18 figli al seguito. La maggior parte delle madri con figli si trova nell’Istituto a custodia attenuata per madri, Icam, a Lauro, in provincia di Avellino; due sono nell’Icam milanese di “San Vittore”; altre tre in quello di Torino, una nell’Icam di Venezia. E un’altra donna, invece, è con il figlio nella Casa Circondariale “Pontedecimo” di Genova; mentre a Roma, nel carcere femminile di Rebibbia, c’è un’altra madre con due figli. Ma questi numeri cambieranno con l’approvazione della legge Siani? “Ci si chiede quale futuro attende la madre con il suo bambino”, “[…] quali possibilità hanno queste persone di portare avanti la gravidanza in maniera sana”: è a partire da questo genere di domande che Paola Cisternas Navarro – responsabile dell’area psicologica di Antigone Campania – e Manuela Mascolo – che fa parte dello Sportello dei diritti di Antigone del carcere di Pozzuoli –spiegano nel XVII rapporto tra genitorialità e detenzione pubblicato da Antigone cosa significa ‘essere madri in carcere’. Ed è a partire da questo rapporto che ne parleranno anche con noi. Lunedì 20 giugno, alle 21.





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